{"id":1705,"date":"2025-03-06T07:05:47","date_gmt":"2025-03-06T07:05:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.porticando.eu\/blog\/?p=1705"},"modified":"2025-03-06T10:00:13","modified_gmt":"2025-03-06T10:00:13","slug":"con-affetto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.porticando.eu\/blog\/con-affetto\/","title":{"rendered":"Con affetto"},"content":{"rendered":"<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-top-right\"><a href=\"https:\/\/www.porticando.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1705?print=print\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-print\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.porticando.eu\/blog\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/print.png?w=640&#038;ssl=1\" alt=\"image_print\" title=\"Stampa contenuto\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a><\/div>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><sup>Questo post, cos\u00ec come i successivi, \u00e8 dedicato a coloro che mi sono stati vicino in questo momento difficile della mia vita e agli amici che, con tanto affetto, mi hanno chiesto notizie sulla mia improvvisa assenza mediatica. In situazioni come questa, sorge il bisogno di esprimere ci\u00f2 che sentiamo; tuttavia, ho deciso di farlo condividendo racconti di autori che hanno accompagnato il mio cammino. Spero che queste storie possano toccarti come lo hanno fatto con me. Se tu vorrai, mi farebbe piacere ricevere un tuo breve commento. Grazie di cuore per il tuo supporto e il tuo affetto.<\/sup><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-vivid-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-1 wp-block-paragraph\"><em>Dino Buzzati<\/em><br><strong>SETTE MESSAGGERI<\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"284\" height=\"177\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.porticando.eu\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/buzza.jpg?resize=284%2C177&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1737\" style=\"width:254px;height:auto\" data-recalc-dims=\"1\"\/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Partito ad esplorare il regno di mio padre, di giorno in giorno vado allontanandomi dalla citt\u00e0 e le notizie che mi giungono si fanno sempre pi\u00f9 rare. Ho cominciato il viaggio poco pi\u00f9 che trentenne e pi\u00f9 di otto anni sono passati, esattamente otto anni, sei mesi e quindici giorni di ininterrotto cammino. Credevo, alla partenza, che in poche settimane avrei facilmente raggiunto i confini del regno, invece ho continuato ad incontrare sempre nuove genti e paesi; e dovunque uomini che parlavano la mia stessa lingua, che dicevano di essere sudditi miei. <br>Penso talora che la bussola del mio geografo sia impazzita e che, credendo di procedere sempre verso il meridione, noi in realt\u00e0 siamo forse andati girando su noi stessi, senza mai aumentare la distanza che ci separa dalla capitale; questo potrebbe spiegare il motivo per cui ancora non siamo giunti all&#8217;estrema frontiera. Ma pi\u00f9 sovente mi tormenta il dubbio che questo confine non esista, che il regno si estenda senza limite alcuno e che, per quanto io avanzi, mai potr\u00f2 arrivare alla fine. <br>Mi misi in viaggio che avevo gi\u00e0 pi\u00f9 di trent&#8217;anni, troppo tardi forse. Gli amici, i familiari stessi, deridevano il mio progetto come inutile dispendio degli anni migliori della vita. Pochi in realt\u00e0 dei miei fedeli acconsentirono a partire. Sebbene spensierato &#8211; ben pi\u00f9 di quanto sia ora! &#8211; mi preoccupai di poter comunicare, durante il viaggio, con i miei cari, e fra i cavalieri della scorta scelsi i sette migliori, che mi servissero da messaggeri. Credevo, inconsapevole, che averne sette fosse addirittura un&#8217;esagerazione. Con l&#8217;andar del tempo mi accolsi al contrario che erano ridicolmente pochi; e si che nessuno di essi \u00e8 mai caduto malato, ne \u00e8 incappato nei briganti, ne ha sfiancato le cavalcature. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"284\" height=\"177\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.porticando.eu\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/messsa1-1.jpg?resize=284%2C177&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1735\" data-recalc-dims=\"1\"\/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutti e sette mi hanno servito con una tenacia e una devozione che difficilmente riuscir\u00f2 mai a ricompensare. Per distinguerli facilmente imposi loro nomi con le iniziali alfabeticamente progressive: Alessandro, Bartolomeo, Caio, Domenico, Ettore, Federico, Gregorio. <br>Non uso alla lontananza dalla mia casa, vi spedii il primo, Alessandro, fin dalla sera del secondo giorno di viaggio, quando avevamo percorso gi\u00e0 un&#8217;ottantina di leghe. La sera dopo, per assicurarmi la continuit\u00e0 delle comunicazioni, inviai il secondo, poi, il terzo, poi il quarto, consecutivamente, fino all&#8217;ottava sera di viaggio, in cui part\u00ec Gregorio. Il primo non era ancora tornato. Ci raggiunse la decima sera, mentre stavamo disponendo il campo per la notte, in una valle disabitata. <br>Seppi da Alessandro che la sua rapidit\u00e0 era stata inferiore al previsto; avevo pensato che, procedendo isolato, in sella a un ottimo destriero, egli potesse percorrere, nel medesimo tempo, una distanza due volte la nostra; invece aveva potuto solamente una volta e mezza; in una giornata, mentre noi avanzavamo di quaranta leghe, lui ne divorava sessanta, ma non pi\u00f9. Cos\u00ec fu degli altri. Bartolomeo, partito per la citt\u00e0 alla terza sera di viaggio, ci raggiunse alla quindicesima; Caio, partito alla quarta, alla ventesima solo fu di ritorno. Ben presto constatai che bastava moltiplicare per cinque i giorni fin l\u00ec impiegati per sapere quando il messaggero ci avrebbe ripresi. Allontanandoci sempre pi\u00f9 dalla capitale, l&#8217;itinerario dei messi si faceva ogni volta pi\u00f9 lungo. Dopo cinquanta giorni di cammino, l&#8217;intervallo fra un arrivo e l&#8217;altro dei messaggeri cominci\u00f2 a spaziarsi sensibilmente; mentre prima me ne vedevo arrivare al campo uno ogni cinque giorni, questo intervallo divenne di venticinque; la voce della mia citt\u00e0 diveniva in tal modo sempre pi\u00f9 fioca; intere settimane passavano senza che io ne avessi alcuna notizia. Trascorsi che furono sei mesi &#8211; gi\u00e0 avevamo varcato i monti Fasani &#8211; l&#8217;intervallo fra un arrivo e l&#8217;altro dei messaggeri aument\u00f2 a ben quattro mesi. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"480\" height=\"369\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.porticando.eu\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/messa4.png?resize=480%2C369&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1732\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.porticando.eu\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/messa4.png?w=480&amp;ssl=1 480w, https:\/\/i0.wp.com\/www.porticando.eu\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/messa4.png?resize=300%2C231&amp;ssl=1 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 480px) 100vw, 480px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>Essi mi recavano oramai notizie lontane; le buste mi giungevano gualcite, talora con macchie di umido per le notti trascorse all&#8217;addiaccio da chi me le portava. Procedemmo ancora. Invano cercavo di persuadermi che le nuvole trascorrenti sopra di me fossero uguali a quelle della mia fanciullezza, che il cielo della citt\u00e0 lontana non fosse diverso dalla cupola azzurra che mi sovrastava, che l&#8217;aria fosse la stessa, uguale il soffio del vento, identiche le voci degli uccelli. Le nuvole, il cielo, l&#8217;aria, i venti, gli uccelli apparivano in verit\u00e0 cose nuove e diverse; e io mi sentivo straniero. <br>Avanti, avanti! Vagabondi incontrati per le pianure mi dicevano che i confini non erano lontani. Io incitavo i miei uomini a non posare, spegnevo gli accenti scoraggiati che si facevano sulle loro labbra. Erano gi\u00e0 passati quattro anni dalla mia partenza; che lunga fatica. La capitale, la mia casa, mio padre, si erano fatti stranamente remoti, quasi non ci credevo. Ben venti mesi di silenzio e di solitudine intercorrevano ora fra le successive comparse dei messaggeri. Mi portavano curiose lettere ingiallite dal tempo, e in esse trovavo nomi dimenticati, modi di dire a me insoliti, sentimenti che non riuscivo a capire. <br>Il mattino successivo, dopo una sola notte di riposo, mentre noi ci rimettevamo in cammino, il messo partiva nella direzione opposta, recando alla citt\u00e0 le lettere che da parecchio tempo io avevo apprestate. Ma otto anni e mezzo sono trascorsi. Stasera cenavo da solo nella mia tenda quando \u00e8 entrato Domenico, che riusciva ancora a sorridere bench\u00e9 stravolto dalla fatica. Da quasi sette anni non lo rivedevo. <br>Per tutto questo periodo lunghissimo egli non aveva fatto che correre, attraverso praterie, boschi e deserti, cambiando chiss\u00e0 quante volte cavalcatura, per portarmi quel pacco di buste che finora non ho avuto voglia di aprire. Egli \u00e8 gi\u00e0 andato a dormire e ripartir\u00e0 domani stesso all&#8217;alba. Ripartir\u00e0 per l&#8217;ultima volta. Sul taccuino ho calcolato che, se tutto andr\u00e0 bene, io continuando il cammino come ho fatto finora e lui il suo, non potr\u00f2 rivedere Domenico che fra trentaquattro anni. Io allora ne avr\u00f2 settantadue. Ma comincio a sentirmi stanco ed \u00e8 probabile che la morte mi coglier\u00e0 prima. <br>Cos\u00ec non lo potr\u00f2 mai pi\u00f9 rivedere. Fra trentaquattro anni (prima anzi, molto prima) Domenico scorger\u00e0 inaspettatamente i fuochi del mio accampamento e si domander\u00e0 perch\u00e9 mai nel frattempo io abbia fatto cos\u00ec poco cammino. Come stasera, il buon messaggero entrer\u00e0 nella mia tenda con le lettere ingiallite dagli anni, cariche di assurde notizie di un tempo gi\u00e0 sepolto; ma si fermer\u00e0 sulla soglia, vedendomi immobile disteso sul giaciglio, due soldati ai fianchi con le torce, morto. Eppure va, Domenico, e non dirmi che sono crudele! <br>Porta il mio ultimo saluto alla citt\u00e0 dove io sono nato. Tu sei il superstite legame con il mondo che un tempo fu anche mio. I pi\u00f9 recenti messaggi mi hanno fatto sapere che molte cose sono cambiate, che mio padre \u00e8 morto, che la Corona \u00e8 passata a mio fratello maggiore, che mi considerano perduto, che hanno costruito alti palazzi di pietra l\u00e0 dove prima erano le querce sotto cui andavo solitamente a giocare. Ma \u00e8 pur sempre la mia vecchia patria. Tu sei l&#8217;ultimo legame con loro, Domenico. Il quinto messaggero, Ettore, che mi raggiunger\u00e0, Dio volendo, fra un anno e otto mesi, non potr\u00e0 ripartire perch\u00e9 non farebbe pi\u00f9 in tempo a tornare. Dopo di t\u00e8 il silenzio, o Domenico, a meno che finalmente io non trovi i sospirati confini. <br>Ma quanto pi\u00f9 procedo, pi\u00f9 vado convincendomi che non esiste frontiera. Non esiste, io sospetto, frontiera, almeno nel senso che noi siamoa bituati a pensare. Non ci sono muraglie di separazione, ne valli divisorie, ne montagne che chiudano il passo. Probabilmente varcher\u00f2 il limite senza accorgermene neppure, e continuer\u00f2 ad andare avanti, ignaro. Per questo io intendo che Ettore e gli altri messi dopo di lui, quando mi avranno nuovamente raggiunto, non riprendano pi\u00f9 la via della capitale ma partano innanzi a precedermi, affinch\u00e9 io possa sapere in antecedenza ci\u00f2 che mi attende. Un&#8217;ansia inconsueta da qualche tempo si accende in me alla sera, e non \u00e8 pi\u00f9 rimpianto delle gioie lasciate, come accadeva nei primi tempi del viaggio; piuttosto \u00e8 l&#8217;impazienza di conoscere le terre ignote a cui mi dirigo. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"640\" height=\"661\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.porticando.eu\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/messa5.jpg?resize=640%2C661&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1736\" style=\"width:245px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.porticando.eu\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/messa5-scaled.jpg?resize=991%2C1024&amp;ssl=1 991w, https:\/\/i0.wp.com\/www.porticando.eu\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/messa5-scaled.jpg?resize=290%2C300&amp;ssl=1 290w, https:\/\/i0.wp.com\/www.porticando.eu\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/messa5-scaled.jpg?resize=768%2C793&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/www.porticando.eu\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/messa5-scaled.jpg?resize=1487%2C1536&amp;ssl=1 1487w, https:\/\/i0.wp.com\/www.porticando.eu\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/messa5-scaled.jpg?resize=1983%2C2048&amp;ssl=1 1983w, https:\/\/i0.wp.com\/www.porticando.eu\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/messa5-scaled.jpg?resize=1024%2C1058&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/www.porticando.eu\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/messa5-scaled.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w, https:\/\/i0.wp.com\/www.porticando.eu\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/messa5-scaled.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>Vado notando &#8211; e non l&#8217;ho confidato finora a nessuno &#8211; vado notando come di giorno in giorno, man mano che avanzo verso l&#8217;improbabile m\u00e8ta, nel cielo irraggi una luce insolita quale mai mi \u00e8 apparsa, neppure nei sogni; e come le piante, i monti, i fiumi che attraversiamo, sembrino fatti di una essenza diversa da quella nostrana e l&#8217;aria rechi presagi che non so dire. Una speranza nuova mi trarr\u00e0 domattina ancora pi\u00f9 avanti, verso quelle montagne inesplorate che le ombre della notte stanno occultando. Ancora una volta io lever\u00f2 il campo, mentre Domenico scomparir\u00e0 all&#8217;orizzonte dalla parte opposta, per recare alla citt\u00e0 lontanissima l&#8217;inutile mio messaggio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo post, cos\u00ec come i successivi, \u00e8 dedicato a coloro<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1731,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[13],"tags":[],"class_list":["post-1705","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-i-miei-post"],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.porticando.eu\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/messa2.jpg?fit=400%2C355&ssl=1","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.porticando.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1705","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.porticando.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.porticando.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.porticando.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.porticando.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1705"}],"version-history":[{"count":11,"href":"https:\/\/www.porticando.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1705\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1738,"href":"https:\/\/www.porticando.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1705\/revisions\/1738"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.porticando.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1731"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.porticando.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1705"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.porticando.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1705"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.porticando.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1705"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}