{"id":1082,"date":"2024-01-31T18:42:39","date_gmt":"2024-01-31T18:42:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.porticando.eu\/blog\/?p=1082"},"modified":"2024-01-31T18:43:33","modified_gmt":"2024-01-31T18:43:33","slug":"ermeneziano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.porticando.eu\/blog\/ermeneziano\/","title":{"rendered":"Ermeneziano Lambiase: Melosolitudine"},"content":{"rendered":"<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-top-right\"><a href=\"https:\/\/www.porticando.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1082?print=print\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-print\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.porticando.eu\/blog\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/print.png?w=640&#038;ssl=1\" alt=\"image_print\" title=\"Stampa contenuto\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a><\/div><div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"185\" height=\"247\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.porticando.eu\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/erme0.jpg?resize=185%2C247&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1083\" data-recalc-dims=\"1\"\/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ogni melomane \u00e8 convinto di essere Il Melomane: ha le sue opere preferite, colleziona le incisioni di riferimento (meglio se in vinile), conosce gli allestimenti che hanno fatto la storia della lirica, tifa per questo o quel cantante, conosce \u201ci tempi\u201d dei grandi direttori e le \u201ctradizioni\u201d, odiadora il divismo delle dive, si incanta ad ascoltare i racconti dei vecchi cantanti perch\u00e9 \u00e8 un po\u2019 come fare<br>un viaggio nel tempo. Ma pi\u00f9 di ogni altra cosa, ogni buon melomane compie un processo di appropriazione di brani (a volte anche solo semplici e brevi passi) delle opere, li fa propri, quasi si convince che l\u2019autore li abbia scritti proprio per lui, e ci costruisce sopra immagini, storie, sentimenti.<br>Personalmente associo il \u00abMim\u00ec\u00bb urlato alla fine di Boh\u00e8me al Dolore straziante. \u201cQuando ero paggio del duca di Norfolk\u201d \u00e8 per me la Leggerezza (e l\u2019effetto umoristico-paradossale \u00e8 dirompente, visto che una musica tutta giocata su pizzicati degli archi e orchestrata con sonorit\u00e0 diafane dei legni, il genio di Verdi la mette in bocca al pingue Falstaff). La quinta essenza dell\u2019Amore \u00e8 il duetto del finale I atto di Otello (ancora Verdi). Spensieratezza e Gioia di vivere li ritrovo nella cavatina di Figaro del Barbiere di Rossini. La Bellezza in qualsiasi melodia scritta da Bellini. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E cos\u00ec via, procedendo alla costruzione di un privato vocabolario sentimentale.<br>E la Solitudine? Credo di aver ascoltato per la prima volta Manon Lescaut da bambino quando mio padre, melomane pure lui, passava le domeniche a sentire opere (io avevo il delicato compito di cambiare la facciata del disco), e l\u2019aria cantata dalla protagonista nel IV atto, \u201cSola, perduta, abbandonata\u201d, mi ha sin da subito comunicato il senso della Solitudine.<br>Non mi sono mai interrogato circa il motivo di queste associazioni, \u00e8 qualcosa di istintivo, di pancia, \u00e8 cos\u00ec e basta. Quando per\u00f2 Carlo mi ha invitato a scrivere qualcosa sull\u2019argomento, ho iniziato a chiedermi \u201cperch\u00e9?\u201d, o meglio \u201ccosa?\u201d. Cosa mi induce ad associare questa o quella musica a quel particolare sentimento?<br>Riflettendo sulla Solitudine e l\u2019aria di Manon, al di l\u00e0 della facile suggestione del libretto che recita \u201cSola, perduta, abbandonata\u201d (ricordiamo che nell\u2019opera sovente il testo \u00e8 solo un pre-testo per scriverci sopra la musica), posso dire che ci\u00f2 che ha colpito maggiormente la mia fantasia \u00e8 il particolare uso che Puccini fa di uno strumento: il flauto. Da grande uomo di teatro quale fu, il musicista colloca un flauto nelle quinte del palcoscenico. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"636\" height=\"435\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.porticando.eu\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/immagine-7.png?resize=636%2C435&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1086\" style=\"width:271px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.porticando.eu\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/immagine-7.png?w=636&amp;ssl=1 636w, https:\/\/i0.wp.com\/www.porticando.eu\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/immagine-7.png?resize=300%2C205&amp;ssl=1 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 636px) 100vw, 636px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non era certo un artificio nuovo quello di posizionare musicisti sopra (o dietro) al palco. Ma ci trovavamo di fronte alla cosiddetta musica di scena o musica in scena, categorie ben note a tutti gli operisti. Nel caso di Manon Lescaut avviene qualcosa di diverso. Le frasi del flauto non hanno alcuna relazione diretta con l\u2019azione scenica come accade nelle categorie citate (per intenderci, non si tratta di musica o suoni che verrebbero uditi anche dai protagonisti del dramma). La relazione avviene invece a livello narrativo e drammaturgico. Perci\u00f2 non musica di scena n\u00e9 musica in scena, bens\u00ec musica sulla scena. Con ogni probabilit\u00e0 Puccini \u00e8 stato fra i primi grandi operisti a capire l\u2019importanza della spazialit\u00e0 del suono (pochi anni dopo avrebbe lasciato meticolose indicazioni sul posizionamento delle campane del mattutino di Tosca).<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"440\" height=\"422\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.porticando.eu\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/immagine-8.png?resize=440%2C422&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1087\" style=\"width:229px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.porticando.eu\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/immagine-8.png?w=440&amp;ssl=1 440w, https:\/\/i0.wp.com\/www.porticando.eu\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/immagine-8.png?resize=300%2C288&amp;ssl=1 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 440px) 100vw, 440px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La voce del flauto che ci parla dalle quinte ci restituisce quel malinconico senso dell\u2019altrove che i francesi chiamano ailleurs, e che non avrebbe avuto se invece il suono fosse arrivato dalla fossa orchestrale. L\u2019effetto \u00e8 straniante, il timbro si fa spettrale, a evidenziare una distanza che \u00e8 non solo fisica, ma soprattutto emozionale.<br>Insomma quel flauto posto l\u00ec, isolato dal resto del golfo mistico, segna il passato e il presente di Manon, \u00e8 ricordo e consapevolezza di un destino che sta per compiersi. Quel flauto rappresenta, almeno nel mio vocabolario sentimentale (e magari anche in quello di Puccini), il manto di solitudine che lento e inesorabile avvolge Manon morente.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Manon Lescaut. Puccini. Sola, perduta, abbandonata. Ainhoa Arteta\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/pIhT5B3DAdM?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni melomane \u00e8 convinto di essere Il Melomane: ha le<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1084,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[12,16],"tags":[],"class_list":["post-1082","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cristalli-sognanti","category-solitudine"],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.porticando.eu\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/erme2.jpg?fit=1131%2C669&ssl=1","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.porticando.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1082","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.porticando.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.porticando.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.porticando.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.porticando.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1082"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.porticando.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1082\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1088,"href":"https:\/\/www.porticando.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1082\/revisions\/1088"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.porticando.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1084"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.porticando.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1082"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.porticando.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1082"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.porticando.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1082"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}